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Svizzera, consiglio degli stati: Bilaterali III, tassa incitativa per limitare l' immigrazione, 29 settembre 2026

5 giorni fa
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Aggiornamento: 4 giorni fa







Nel secondo giorno dedicato ai Bilaterali III, il Consiglio degli Stati ha deciso di rafforzare la clausola di salvaguardia prevista per contenere un’immigrazione eccessiva in presenza di gravi conseguenze economiche o sociali, aggiungendo rispetto alla proposta del Consiglio federale anche una tassa d’incentivazione. Sulla protezione dei salari, invece, la Camera dei Cantoni ha finora seguito la linea del Governo, mentre resta ancora aperta la questione della maggiore protezione dal licenziamento per i rappresentanti del personale e dei sindacati attivi nelle aziende. Gli Stati hanno inoltre deciso di rendere obbligatoria, in determinati casi, la presentazione di un estratto del casellario giudiziale per chi intende stabilirsi in Svizzera, introducendo controlli più severi in materia di sicurezza. Con il nuovo pacchetto Svizzera-UE, Berna potrà adottare autonomamente misure correttive qualora la libera circolazione provochi gravi difficoltà economiche o sociali. Il consigliere federale Beat Jans ha definito questa possibilità un importante risultato dei negoziati. Il Consiglio federale dovrà valutare l’attivazione della clausola quando verranno superate determinate soglie, sulla base di quattro indicatori: immigrazione netta proveniente dall’UE, numero di nuovi frontalieri, disoccupazione e tasso di assistenza sociale. Gli Stati hanno inoltre imposto una verifica annuale sulla necessità di attivare la clausola e previsto una tassa sull’immigrazione. La commissione competente aveva sostenuto questa proposta con 7 voti contro 0 e 6 astensioni. Per i lavoratori dipendenti il prelievo dovrebbe essere versato dalle imprese e ammontare ad almeno 4'000 franchi, mentre per i maggiorenni che raggiungono familiari residenti in Svizzera sarebbe prevista una tassa minima di 2'000 franchi. Gli introiti verrebbero redistribuiti alla popolazione e, una volta attivata la clausola, la misura dovrebbe essere estesa anche ai cittadini di Stati non appartenenti all’UE. Secondo la maggioranza della Camera, il prelievo dovrebbe incentivare le aziende a ricorrere maggiormente alla manodopera già presente in Svizzera, riducendo l’immigrazione e favorendo lavoratori in grado di generare maggiore valore aggiunto. Beat Jans ha tuttavia segnalato possibili difficoltà giuridiche e amministrative e ha espresso riserve sugli importi compresi tra 2'000 e 4'000 franchi. Jans avrebbe preferito eliminare almeno la tassa prevista per i familiari, posizione condivisa da Flavia Wasserfallen. Pascal Broulis ha invece criticato più in generale il provvedimento, ricordando il contributo dell’immigrazione all’economia svizzera, il possibile impatto su settori con margini ridotti come la ristorazione e il rischio di misure analoghe da parte degli Stati UE nei confronti degli svizzeri residenti all’estero. Sul fronte della sicurezza, grazie al voto decisivo del presidente del Consiglio degli Stati Stefan Engler, il plenum ha approvato controlli più sistematici sui precedenti penali delle persone che arrivano in Svizzera. In presenza di un rischio per la sicurezza, il diritto di soggiorno potrà essere rifiutato o limitato. Esther Friedli e Pirmin Schwander hanno sostenuto che l’assenza di verifiche potrebbe consentire l’ingresso di persone con precedenti criminali, mentre la commissione preparatoria proponeva di richiedere il documento soltanto in presenza di sospetti concreti. Tiana Angelina Moser ha criticato un controllo generalizzato e Beat Jans ha ricordato che il tema non faceva parte del mandato negoziale originario. Gli Stati hanno inoltre approvato una proposta di Esther Friedli per irrigidire le condizioni di accesso al soggiorno permanente dei cittadini UE: disoccupati e persone che ricevono assistenza sociale non potrebbero presentare domanda e il periodo necessario per ottenere il diritto di soggiorno, fissato a 5 anni, ripartirebbe da zero. Beat Jans si è opposto senza successo, sostenendo che un’esclusione generalizzata dei beneficiari dell’assistenza sociale sarebbe incompatibile con il principio della libera circolazione delle persone. Sul fronte salariale, il Consiglio degli Stati ha finora seguito le proposte del Consiglio federale. Il dibattito è stato temporaneamente sospeso perché il ministro dell’economia Guy Parmelin ha dovuto lasciare l’aula per un altro impegno. L’accesso facilitato al mercato del lavoro svizzero previsto dagli accordi con l’UE ha alimentato timori di dumping salariale, soprattutto in relazione alle imprese straniere che inviano dipendenti in Svizzera applicando condizioni salariali inferiori a quelle locali. Per contrastare questi rischi, il Consiglio federale, insieme a Cantoni e parti sociali, ha elaborato 14 misure a tutela dei salari svizzeri. Pierre-Yves Maillard, presidente dell’Unione sindacale svizzera, ha accolto positivamente il compromesso, mentre Fabio Regazzi, presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri, ha invitato a preservare il pacchetto. Anche Guy Parmelin e Benedikt Würth hanno chiesto di non alterare l’equilibrio raggiunto dopo lunghe trattative. Resta però ancora aperta la cosiddetta misura 14, che rafforzerebbe la protezione contro il licenziamento dei rappresentanti sindacali nelle aziende: la commissione competente l’aveva respinta, mentre la sinistra intende difenderla. La Camera dei Cantoni ha inoltre approvato senza opposizioni la legge federale sulla cooperazione amministrativa per il riconoscimento delle qualifiche professionali. In materia di trasporti, gli Stati hanno sostenuto le proposte del Governo, aggiungendo una precisazione sulla concorrenza. È prevista un’apertura controllata del trasporto ferroviario internazionale di passeggeri, mentre nel traffico stradale transfrontaliero resteranno diverse eccezioni. Nel settore dell’aviazione, la Svizzera ha ottenuto lo scambio dei diritti di cabotaggio: le compagnie svizzere potranno offrire collegamenti interni nei Paesi dell’UE e quelle europee potranno fare altrettanto in Svizzera. L’esame dei Bilaterali III era iniziato lunedì con l’approvazione dell’entrata in materia con 29 voti contro 15. Il Parlamento ha inoltre affrontato la creazione di un’autorità indipendente dalla Commissione della concorrenza per sorvegliare gli aiuti di Stato. Resta infine aperta la questione del referendum: quello facoltativo richiederebbe la maggioranza semplice dei votanti, mentre quello obbligatorio necessiterebbe della doppia maggioranza di popolo e Cantoni.



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