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Ticino Svizzera, Telelavoro e immobili cantonali – la maggiore flessibilità produce anche risparmi ed efficienza?, 19 agosto 2026

20 ago
Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 3 set



L'interrogazione, presentata dai deputati PLR Patrick Rusconi e Luca Renzetti, fa il punto sul telelavoro nell'Amministrazione cantonale ticinese a distanza di anni dalla sua introduzione. Il testo ricorda che nel 2018 una mozione aveva già chiesto di promuovere il lavoro a distanza per ridurre traffico, costi e migliorare la conciliabilità famiglia-lavoro. Dopo un progetto pilota avviato nell'autunno 2018, il telelavoro è diventato strutturale: al marzo 2024 sono 1'619 i collaboratori autorizzati, di cui 16 in sedi decentrate.

Parallelamente, il Cantone ha definito nuovi standard per gli spazi ufficio (proprietà e locazione) per favorire postazioni flessibili e uso più razionale delle superfici. È in corso un progetto pilota presso il Centro sistemi informativi di Bellinzona, con conclusione prevista nel 2026.

I firmatari condividono la direzione intrapresa, ma sottolineano che il telelavoro deve tradursi in maggiore efficienza e risparmi, non solo in un vantaggio organizzativo individuale. In un momento finanziario difficile, non è sostenibile mantenere invariati costi immobiliari e postazioni mentre si investe in digitalizzazione e lavoro agile.

Le 6 domande chiedono al Consiglio di Stato: dati sull'occupazione effettiva degli spazi; evoluzione dei costi dal 2021 (locazioni, energia, pulizia, manutenzione) e costi aggiuntivi del telelavoro; standard quantitativi della nuova direttiva; se si intende fissare un obiettivo cantonale di riduzione delle superfici per posto di lavoro, simile a quello della Confederazione (entro il 2036); possibilità concrete di accorpamento e risparmi potenziali; e infine valutazioni sull'impatto del telelavoro su produttività e qualità dei servizi.




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